13 Giu
Autorità identitarie

La chiamano affermazione identitaria. C’è chi la confonde, forse per rima, con affermazione autoritaria. Di certo i confini restano fumosi, non ben identificabili e tantomeno percorribili. Per certo ogni identità, e suo naturale gesto di  affermazione, comporta un atto di presa di posizione autoritario. Sarebbe inutile sciorinare un senza fine di colori e faccette di cui l’identità si può comporre. Molto più utile risulta il percorrere le strade degli atti autoritari che l’identità e sua affermazione, sembrano richiamare. 

Non si tratta forse di un atto autoritario,
il gridare il proprio slogan,
a voce ben alta,
meglio se amplificata,
sovrastando voci e parole altrui.

Non si tratta forse di un atto autoritario,
il trascendere dai propri doveri,
quali siano le ragioni,
sobbarcando ai colleghi
del carico lavorativo “equamente ripartito”.
Virtù di una pigra identità.

Non si tratta forse di un atto autoritario,
quando nel ritorno da una lunga assenza,
si calpesta il nuovo arrivato
a dar prova che nulla è cambiato.
Affermazione gerarchica della propria identità.

Ma a tutti questi atti identitari autoritari si oppongono, per fortuna, affermazioni libere e liberanti. Identità che non si generano in relativo, che non fanno leva o schiacciano, identità costruite in serena convivenza con gli altri, che non perdono tempo a denigrare ma si concentrano nel costruire. Identità manovali che edificano solo nel territorio dell’io, sempre attente a non invadere il tu, il voi, il loro, ma vivaci nelle terre del noi.

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19 Mar
Onde anomale e venti subatomici

Accade proprio in questi giorni che un terribile terremoto abbattutosi sul Giappone, mieta vittime, ingoiando con la sua furia distruttrice case, cose, persone e tutto quanto gli sia arrivato a tiro. Le cifra sulle vittime sembrano parlare di 6.900 morti ed almeno doppio è il numero di dispersi. Cinicamente si potrebbe affermare che, in comparazione allo tsunami che fece tremare le spiagge di Sumatra nel 2004 e si propagò tra India, Thailandia e le Isole Maldive, uccidendo oltre 230.000 persone, questa volte le cose sembrano essere andate meglio. La terra instabile, che abitiamo ormai da migliaia di anni, ci ha abituato a questi scatti d’ira contro i suoi abitanti. Glaciazioni, terremoti, maremoti, cicloni, uragani, ciclicamente ci fanno manifesta questa rivolta della terra contro l’uomo. Purtroppo i 6.900 morti, di cui parlano i giornali, appaiono essere soltanto l’inizio di una ben più ben larga ondata di conseguenze. Lo tsunami generato, questa volta si é trasformato da una massa d’acqua impazzita ad una massa di particelle radiottive con una distruttività a lungo termine. Una sorta di truce ipoteca con la morte. La centrale di Fukushima, a 150Km da Tokyo, per cui questa esiste e lavora, incaricandosi di fatto di fornire alla capitale Giapponese l’elettricitá necessaria e fondamentale per permettere la vita dei cittadini del XXI secolo. Sappiamo bene quanto sia difficile la vita senza la corrente elettrica. Iniziamo non riuscendo ad accendere il lampadario del salotto, poi si fermano i mezzi pubblici, si fermano i computer, si fermano gli uffici, si fermano le catene di produzione, si fermano le industrie. Quasi tutto si ferma. L’economia anch’essa si ferma. Per questo a Fukushima, ad 11 kilometri da Fukushima II, è stato construito nel 1966 la centrale che oggi minaccia il Giappone ed il mondo tutto. Il terremoto, da quello che si evince da fonti governative e dalle rivelazioni dei media di tutto il mondo, ha causato esplosioni nel reattore, e da foto pubblicate ieri su diversi media, tra cui il quotidiano “Publico” qui in Spagna, due o tre o esplosioni in successione sembrano aver quasi raso al suolo il reattore. Le autorità mediche giapponesi non sembrano voler diffondere allarmismi e così la zona di evacuazione è stata definita con un raggio di 30Km dalla centrale. L’ambasciata degli Stati Uniti, sembra più prudente ed ha esteso a 150Km il raggio dell’area d’evacuazione per i cittadini statunitensi. Si tratterà di discrepanze di protocolli, di divergenze amministrative, ma è indubbia la necessità di riflettere sul fatto che il governo nord americano deve fare fronte anche all’allarmismo interno agli Strati Uniti. Tenendo cioè conto che il suolo statunitense è fittamente popolato da centrali nucleari. Fonti ufficiali, nello specifico la United States Nulcear Regulatory Commission, parlano di 104 reattori attivi nel suolo statunitense, di cui 3 in uso dai 10 e 19 anni, 48 in uso da 20 a 29 anni, 46 dai 30 ai 39 anni e 7 con un’età superiore ai quarant’anni. La diffusione di un eccessivo allarmismo renderebbe ingestibili questi impianti (ed indifendibili, ingiustificabili). Insomma anche gli Stati Uniti, definendo una zona di evacuazione di 150Km, non parlano chiaro e proprio non se lo possono permettere. Con uno sguardo al passato l’esplosione della centrale che al tempo riforniva d’elettricità la città di Kiev, il cui nome è tristemente famoso con la località in cui era installata, la città ucraina di Cernobyl. L’esplosione, avvenuta nel 1986, oltre a generare una forte esplosione, generò una nube di detriti e particelle radioattive che si abbatté sull’Europa, rendendo di fatto solo possibile l’approssimazione al numero di vittime. I dati ufficiali parlano di 65 vittime, il Cernobyl Forum di 4.000, GreenPeace di almeno 500.000 considerando globalmente le conseguenze dell’esposizione. Il calcolo della forza mortale dello Tsnunami e del terremoto abbattutosi sul Giappone non è poi così facile. Probabilmente, non sarà possibile chiudere rapidamente il bilancio. E’ prematuro parlare di un’altra Cernobyl. I media invitano all’ottimismo, i governi occidentali al solito annuiscono e danno l’ok. Che dire, qui ci sono i soldi grossi! Un bene prezioso come l’energia muove interessi inauditi a cui si affiancano sempre uomini e donne senza scrupoli disposti a cavalcarli. L’ottimismo è d’obbligo. Già sappiamo che senza elettricità il lampadario non si accende, l’industria non produce, e tutto si paralizza. Alcuni governi, allarmati dall’accaduto, Francia tra questi, hanno incaricato ispettori all’ispezione dei rispettivi reattori. Sono pronti a far fronte all’evenienza di un sisma? La centrale di Fukushima non ne è stata capace e i terremoti sulla terra, purtroppo, sembrano essere eventi per nulla rari. Sviluppo sostenibile? Staremo a vedere…

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18 Feb
el Séptimo Arte

Para mí, el cine es un hecho artístico destinado a emocionar, a conmover, a... en otra época diríamos a concienciar. El cine cumple un rol educativo esencial, porque nos permite la educación cinematográfica, poder mirar más críticamente el lugar audiovisual en el cual estamos insertos o, por lo menos, debería jugar ese rol... El cine también cumple un elemento cultural porque es forjador de identidad. El cine debería ser un desarmador de discursos audiovisuales hegemónicos y, al mismo tiempo, un elemento identitario más que nos construye como sociedad, como proyecto de país. Todo eso es cine. Secundariamente, el cine también puede ser entretenimiento y una industria.

David Blaustein (Dic 2006)

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01 Feb
La perquisizione de "Il Giornale" e storie affini

Sembrano sottendere una vicenda complessa le perquisizioni di ieri. La prima nella sede Milanese de “Il Giornale”, quotidiano di proprietà della famiglia Berlusconi. La seconda, sempre ad opera dei carabinieri, nella casa di un membro della redazione, Anna Maria Greco. Dalla casa sono stati sequestrati il computer della giornalista e della figlia. Il fattore scatenate sembrano essere alcune indiscrezioni, pubblicate dal Giornale, sul procuratore aggiunto di Milano Ilda Bocassini. Il dossier contenente tali informazioni, sembrerebbe essere trapelato attraverso una filtrazione dall’interno del Csm. Difatti, nella vicenda si vede invischiato Matteo Brigandì, membro del Consiglio, a cui viene imputato il reato d’abuso d’ufficio. Sembra essere lui la pedina che s’incaricò di passare il documento riservato alla redazione del quotidiano. Nelle indiscrezioni pubblicate si rivelava che la Bocassini, fu sorpresa in atteggiamenti amorosi con un giornalista di Lotta Continua. La Bocassini venne assolta dal Csm ed il caso archiviato, protetto a tutti gli effetti, dal segreto d’ufficio.

Le filtrazioni arrivarono proprio mentre la Bocassini indagava sui festini di Arcore. Per certo a qualcuno queste indagini proprio non piacquero, un qualcuno capace di muovere documenti dal Csm e farli arrivare alla redazione di un giornale.

L’episodio sembra inscriversi in un largo conflitto, essendo questo l’ennesimo scontro tra la magistratura, il potere giudiziario sancito dalla costituzione, ed il governo.

Proprio l’indipendenza dal governo dei magistrati, sembra rappresentare un baluardo nella labile democrazia italiana. Mentre tutti, politici, opposizione, parlamentari del mediashopping, mezzi di comunicazione tra gli altri, si vedono assorbiti dal vortice Berlusconi, la magistratura sembra resistere. Lo splendido Palazzo di Giustizia che a Roma si affaccia sul Tevere, sembra ben rappresentarla: imponente e statuario, scolpito nella miglior pietra, pronto a resistere nei secoli, alle peggiori intemperie. Berlusconi compreso.

È proprio Berlusconi il proprietario de “Il Giornale” e della splendida villa di Arcore sulla quale la Bocassini sta indagando. Sempre “Il Giornale” titolava, il 2 di Novembre, “Ilda interroga a Ognissanti: lo sprint per incastrare il premier”.

E’ lei a condurre l’inchiesta su “Ruby Rubacuori” e le ammucchiate folli che sembrano facciano impazzire il Premier.

Affondo dopo affondo, lo scontro appare ancora lungo.

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12 Gen
Arriva Bellanova.it

Finalmente arriva on-line il nuovo sito /
Por fin llega la nueva web /
Finally on-line the new website

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12 Gen
La lingua dell'informazione

Che cosa vuoi fare da grande? Quella domanda impertinente che ci hanno scaraventato addosso sin dagli albori della vita, a cui puntualmente tutti, abbiamo saputo evadere con la creatività di cui solo da bambini sembravamo esser capaci.
Dal canto di chi, ha scelto una delle professioni dell’informazione, lo scenario professionale offerto dall’Unione Europea sembra essere ricco d’insidie ed opportunità. Le barriere che si erigono sulle secolari differenze linguistiche, che contraddistinguono gli stati dell’Unione, appaiono rappresentare ancora oggi un ostacolo evidente. L’utilizzo di una lingua franca, l’inglese nel concreto, sembra essersi esteso in alcune aree professionali, come nel caso delle discipline delle scienze esatte o negli scambi economici, mentre nelle discipline informative la transizione sembra tuttora in corso. La giusta preservazione delle identità linguistiche, argina tuttavia l’insorgere di centri di produzione informativa a livello europeo. Di fatto, nella dieta mediatica dei cittadini degli stati membri dell’Unione, il consumo di media nazionali ricopre un ruolo assolutamente preponderante rispetto alle testate giornalistiche o ai canali televisivi di produzione e portata informativa europea (in lingua inglese).
La scelta linguistica dell’Unione, quella fissata dall’obbiettivo di Barcellona, ossia della politica linguistica della comunicazione nella lingua materna più altre due lingue,  se da un lato valorizza il multiculturalismo, dall’altro paga il prezzo di dover affrontare una lungo periodo di transizione, prima che la strategia dia i suoi frutti. Seppure, secondo i dati di Eurostat, i tassi di apprendimento delle lingue straniere nel congiunto dei 27 paesi dell’Unione risultino in crescita, questi non fanno che rivelarci un’altra verità. Nel 2007, ultimo anno per cui è disponibile il dato, la media delle lingue straniere apprese dai ragazzi europei nel corso dell’educazione secondaria, si aggirava intorno a 1.5. L’Italia ad esempio, nel 2008 fa segnare una media pari a 2 lingue, mentre l’invecchiamento della popolazione non fa che offrire una forza stabilizzatrice verso uno spazio monolinguistico. Di fatto mentre le necessità economiche, politiche, scientifiche, ci spingono verso l’europeizzazione, la tradizione, quella linguistica su tutte, ci pone di fronte ai dilemmi del come farci comprendere e di che cosa parlare.
Se da un lato la frammentazione dei centri di produzione informativa spinge l’occhio sul locale, le nuove coordinate politiche ci attirano verso il globale, perpetrando le domande: quali sono gli interessi dei cittadini dell’Unione Europea e soprattutto, in che lingua questi sono disposti ad informarsi?

Per Europarlamento24.eu

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